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| IL PAESE, GLI UOMINI, LA STORIA |
| Dalla luce del Tirreno che fece dare a questa terra il nome di "Marittima" ai botri d' ombra erosi nel tufo, ai gioghi dei suoi monti: la Maremma associa alla pianura costiera adatta alle colture cerealicole uomini aperti a tutte le novità, alla fascia collinare del bosco mediterraneo, buona per gli olivi e le viti, uomini conservatori, e, alla montagna, gente tenace disposta al primitivo e al rurale; lassù crescon legni pregiati: i ciliegi, i noci, i castagni, gli abeti, i faggi. L' Amiata, la montagna della Maremma, visibile da ogni città dell' antica Etruria, è ricca di sorgenti e di minerali. Dal mare vennero per millenni gli impulsi culturali: risalivano i fiumi e si diffondevano nell' interno, soprattutto sui colli, lungo le vie segnate dai loro affluenti. Ma le metropoli costiere, empori dell' oriente e centri di industrie e commerci, mantennero sempre un' indiscussa superiorità religiosa, culturale e politica. Le differenze geologiche non comportano soltanto il variare della natura umana, ma anche il frazionamento politico: abbattute le piccole monarchie, si affermarono in Etruria le città stato che vissero fino alla conquista romana. Roma sottomise l' Etruria, come poi la Grecia, prendendo dell' una le dottrine religiose, dell' altra la filosofia. Ma fu tenace l' insegnamento etrusco. L' attività della lega etrusca, che aveva nell' interno di questa terra il centro politico e religioso, il Fanum Voltumnae, durò fino al trionfo del cristianesimo; ancora al tempo dell' imperatore Onofrio (423 DC) nel tempio capitolino erano conservati i libri sibillini che Stilicone violò e distrusse. L' arrivo dei barbari mise a ferro e fuoco anche questa parte dell' Italia; essa soffrì particolarmente la violenza dei visigoti di Ataulfo (410 DC) e successivamente dei Longobardi, i quali in buon numero vi si insediarono definitivamente. Questi, dopo la loro conversione al cristianesimo, sulle rovine semideserte ricostruirono un primo ordine civile (sec. VII). Al loro secolo risale la fondazione delle grandi abbazie che vivificarono la cultura di questa terra. Da Lucca, capitale della contea toscana ancora dopo la conferma del dominio franco, vennero quegli Aldobrandeschi che, con l' abbazia di San Salvatore, poi da soli, signoreggiarono per mezzo millennio su tutta la Maremma, dall' Amiata a Grosseto, a Tuscania, fino al fiume Paglia e al lago di Bolsena. Gli assali congiunti di Orvieto, di Roma e di Siena segnarono la fine degli Aldobrandeschi e la decadenza della Maremma. Gli eventi determinarono ancora il frazionamento politico della regione. Arroccati nelle erte dei colli, lontano dalle micidiali paludi malariche, i nuovi signori - gli Sforza, gli Orsini, i Farnese, i Baschi, gli Ottieri… - resistettero a Siena, la quale, stanza di tante guerre lontane, fiaccata dalla sua vecchia e ormai inetta oligarchia, fu vinta dai Medici. Neppure questi, tuttavia, poterono possedere la Maremma e la Toscana internamente: gli spagnoli vi crearono uno stato proprio detto dei Presidi che ebbe vita dal 1557 al 1801. |
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