Consorzio Turistico l' Altra Maremma
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SCANSANO – Quando il patrizio Ansano della famiglia Anicia se ne partì verso il territorio senese, quasi duemila anni addietro, non poté di certo prevedere che le popolazioni di quello stesso territorio avrebbero presto dimenticato il suo martirio. Quale diffusore della Religione Cristiana, il Santo Ansano subì infatti la sorte che i primi imperatori romani erano soliti destinare agli "attivisti" del cristianesimo. Effettivamente, ben pochi scansanesi potrebbero oggi affermare che quasi di sicuro il loro paese trae il nome da Sant´Ansano, e che solo più tardi, sempre con beneficio d´inventario, derivò da ciò il toponimo &Scansano&. Un centro di circa tremila anime, del quale si parla già in un documento del 1272, ma che per diversi motivi è da ritenere sia già stato abitato in tempi antichissimi. È delle vicinanze di Scansano l´antico castello del Cotone, da cui trasse il casato una nobile famiglia senese del ´300. Oggi, si tratta comunque di pochi ruderi e di alcuni manieri medioevali, ridotti a volgare ma redditizia mansione di fattorie. Poche campagne, in Maremma, sono ubertose al pari di quella scanssanese:in una zona alta in media sui quattro-cinquecento metri, si estendono fitte serie di vigne e di uliveti, i cui prodotti hanno da invidiare ben poco a quelli rinomati del Chianti e della Lucchesia. Il Carattere di Scansano, se così si può dire è proprio la mancanza di un carattere. Mano a mano che ti tempi sono trascorsi, il paese si è aggiornato ed ha distrutto quasi tutto il vecchio: sono spariti così molti edifici del medioevo, le rocche rinascimentali (è rimasta una torraccia con poche reliquie), sono stati rimpiazzati anche molti edifici dell´evo moderno. Al secolo XIX d´improvviso, Scansano si è fermata. Ci fu un decreto granducale, per l´esattezza di Leopoldo II, che previde il trasferimento estivo di tutti gli uffici grossetani nei più salubri lidi di Scansano. Nell´Ottocento, d´estate, a Grosseto si moriva ch´era un vero piacere, per becchini e impresari di pompe funebri. I miasmi della vicina palude, espandendosi tutto intorno, generavano infatti la &mal´aria&, a respirare la quale venivano febbroni, si diventa gialli, partendo talvolta diretti per l´altro mondo. Il Mandamento di Scansano, diveniva in tal modo capoluogo di provincia per due o tre mesi l´anno, e il paese ebbe agio di cullarsi nel suo stato, d´imborghesirsi, di non adeguarsi più ai tempi che continuavano a passare. Come tutte le cose di questo mondo, viceversa, anche la malaria ebbe termine a Scansano, dovette rassegnarsi a non essere più sede di una forzata estatatura degli Uffici grossetani. Oggi si accede a Scansano tramite una bella strada asfaltata, che da modo al viaggiatore di gustare per intero l´amenità del paesaggio. Comunque, accanto a villette modernissime si trovano a Scansano un convento di S. Francesco che risale al XVI secolo e una chiesa con ceramiche robbiane. Ci sono infine nei dintorni località come Monterò e Montorgiali, i cui castelli servono da soli a nobilitare tutta una provincia. Non molto tempo addietro apparve a qualcuno, fra le crete di un torrente, il biancore di ossa enormi: si parlò di dinosauri, di mastodonti e di altri mostri antidiluviani, fin quando venne accertato che si trattava dei resti di un rinoceronte, venuto a digrumare per l´ultima volta, oltre centomila anni fa, in quella tranquilla vallata. Del resto, anche il celebre &ominide& vissuto dodici milioni di anni fa, abitava le foreste del non lontano Baccinello. Oggi, se non di rinoceronti, sono mandrie di buoi, di suini e di ovini, che popolano i verdi pendii dello Scansanese e assicurano la continuità della vita in questa plaga della nostra Maremma.